Il prossimo 26 luglio, e per 4 giorni consecutivi, la RIVE organizzerà il XXII raduno degli ecovillaggi italiani.

In accordo con il tema di quest’anno, “Ecovillaggi e Città - Accogliamo e ascoltiamo le diversità”, il raduno si terrà presso “il Rosmarino”, una fattoria biologica sorta proprio a due passi dalla città (a Marcon, in provincia di Venezia).

Nonostante la location non proprio idillica, il Rosmarino è riuscito a creare un piccolo angolo di paradiso che nel corso degli anni ha dato l’opportunità a moltissimi giovani di sperimentare uno stile di vita diverso, proprio nel cuore di quel sistema socioeconomico che si vorrebbe cambiare.

Quando Piergiorgio, fondatore dell’azienda agricola, decise nel 1991 di creare una fattoria biologica, su quel terreno non c’era ancora nulla: nessuna costruzione, nessun fossato, nessun albero, fatta eccezione per un grande pioppo e i due cachi selvatici che ancora oggi campeggiano nel cortile attorno a cui è stata costruita la casa.
Era solo un’immensa spianata per la coltivazione intensiva, come tutti i terreni circostanti del resto. Azienda Agricola Rosmarino Marcon 46

Oggi invece, sui 18 ettari che compongono il Rosmarino, si possono trovare un ampio casale, numerose coltivazioni biologiche, due grandi serre, un piccolo spaccio aziendale, le stalle dove vivono i cavalli e tanti altri animali da fattoria e un frutteto che conta quasi 300 varietà antiche.

Il tutto è nato dalla visione di una singola persona, che fin dagli inizi aveva immaginato il Rosmarino non solo come esperienza di riavvicinamento alla terra, ma anche come avventura comunitaria.

Piergiorgio infatti, ha vissuto quel cambiamento epocale che negli anni Sessanta ha portato alcuni valori basilari, come la solidarietà tra vicini, il rispetto per i cicli naturali o il legame profondo e continuativo con la terra, ad un progressivo sgretolamento, a favore della frenesia, la competizione, l’individualismo, l’insicurezza economica e l’incertezza esistenziale che contraddistinguono invece l’epoca contemporanea.

Nonostante i comfort e le libertà che la società odierna ci garantisce però, Piergiorgio era convinto che prima o poi l’esigenza di rinstaurare un legame più stretto con la terra, con gli altri e con le proprie radici si sarebbe fatto di nuovo sentire: per questo la casa è stata pensata fin dagli inizi in grado di ospitare più nuclei familiari.

Tuttavia, l’ideale comunitario è risultato difficile da concretizzarsi: un po’ perché i tempi allora non erano ancora maturi e il percorso della transizione era traballante, fatto di molti sogni e pochi strumenti pratici.
E un po’ perché era difficile trovare le persone giuste per un luogo così pieno di sfide: quelli più pragmatici, che avrebbero voluto subito un’occupazione e un guadagno, erano spaventati dalla lentezza e dalle difficoltà insite nel lavoro agricolo; mentre i più idealisti, che condividevano il sogno comunitario, cercavano un ambiente più intimo, tranquillo e bucolico.

Al Rosmarino infatti il problema principale è che vivere ad un passo dalla città, dalle industrie e dal centro commerciale significa riuscire a mantenere fede ai propri ideali e al proprio stile di vita costantemente, in un ambiente in cui questi vengono giornalmente ostacolati, sfidati, messi in discussione o ignorati dalle amministrazioni locali e dalla mentalità generale.
Significa dunque avere un atteggiamento di resistenza continua e quotidiana.

Azienda Agricola Rosmarino Marcon 75Nell’attesa di trovare il giusto mix tra sognatori e lottatori, Piergiorgio inizia dunque a sperimentare la vita comunitaria temporanea grazie ai volontari e soprattutto ai “woofers”, coloro cioè che facendo un’esperienza temporanea in un’azienda biologica mirano a iniziare un percorso di cambiamento nel proprio stile di vita.

Tuttavia, i giovani volontari che giungono al Rosmarino, troppi per ricordarne il numero, sono sempre carichi di un grande entusiasmo ma hanno poca esperienza pratica alle spalle, e questo fa sì che spesso i periodi di volontariato siano troppo brevi e superficiali per produrre un reale cambiamento.

Così Piergiorgio, insieme a Domenico di Rio Selva e a Carlo Pozzi, presidente di WOOF Italia, ha deciso di ideare un “woofing di secondo livello”, in cui chi lo desidera può rimanere più a lungo ed essere maggiormente coinvolto, in una sorta di apprendistato nella filiera agroalimentare biologica.

Il Rosmarino dunque, guidato oggi da Piergiorgio e da Cristina, che si è trasferita nel 2006 scappando dalla sua vita cittadina, è da anni un punto di riferimento e di appoggio per tutti coloro che hanno intrapreso un percorso di transizione ecologica, fungendo da centro di educazione alla sostenibilità per tutta l’area.

I progetti e le idee sono tante, portante avanti con coraggio e vitalità, nonostante le difficoltà della zona.
Sembra però che le cose stiano gradualmente cambiando: sono sempre di più i giovani che vogliono riavvicinarsi alla terra, le mamme che cercano un’educazione diversa per i loro bambini, gli assessori comunali che decidono di essere coinvolti, iscrivendosi ai GAS o addirittura partecipando a bandi pubblici in partnership con queste piccole realtà economiche.

Il che dimostra che forse la strada intrapresa tanti anni fa da precursori come quelli del Rosmarino non era poi così sbagliata.

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 Special Thanks to Camilla Martini per le foto.


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